EAST SIDE SCEGLIE IL “BIRRA VILLAGE – TERRA DI LAVORO” PER PRESENTARE LA SUA NUOVA AMERICA IPA

EAST SIDE SCEGLIE IL “BIRRA VILLAGE – TERRA DI LAVORO” PER PRESENTARE LA SUA NUOVA AMERICA IPA

Il percorso di East Side vede i tre passaggi da realizzare uno dopo l’altro: homebrewing, beer firm e poi birrificio nel 2015. Marchio laziale, dalla provincia di Latina, in costante ascesa, che si distingue per una produzione caratterizzata da alte fermentazioni di stampo angloamericano, con interessanti variazioni. Saranno tra i protagonisti del “Birra Village – Terra di Lavoro”, in programma dal 21 al 24 settembre al Parco Maria Carolina a Caserta. Conosciamo meglio East Side con il titolare Alessio Maurizi.

Partiamo dall’inizio. Come è nata in te la passione per la birra?

La birra è una passione che io e Luciano Landolfi (socio e birraio ndr) abbiamo da anni, basti pensare che il nome East Side (Lato Est) si riferisce al nome del gruppo di supporter della squadra di basket in cui io e Luciano giocavano da ragazzi, non ancora ventenni. Il nome del gruppo per esteso era East Side… A tutta birra!!! Chiaramente quando io, Luciano e gli altri soci abbiamo deciso di iniziare questa avventura, il nome sembrava quasi scontato.

Dalla passione ne è nato un lavoro. Puoi rivelarci come è iniziata?

Io sono ingegnere e mi occupavo di energie rinnovabili, purtroppo l’Italia qualche anno fa, decise di ostacolare lo sviluppo di queste fonti di energie alternative creando a me e a molte altre realtà, non pochi problemi. Nello stesso periodo e dopo tanti anni di lontananza, Luciano si riavvicinò a Latina e mi fece assaggiare qualche sua birra prodotta in casa. Per me fu amore a primo sorso!!! Dopo qualche tentennamento e qualche altra sua birra “testata”, decidemmo di coinvolgere qualche amico nel progetto e partire con una Brewfirm per inaugurare dopo pochi anni nel 2015, il nostro birrificio a Latina.

Ti sei mai pentito di aver aperto un microbirrificio?

Assolutamente no, di certo non pensavo che sarebbe diventato così impegnativo, ma al contempo, ricco di soddisfazioni. Attualmente siamo presenti in tutta Italia, ci conoscono i principali locali Europei ed abbiamo iniziato una piccola distribuzione in Cina.

Qual è la tua linea di produzione?

Attualmente produciamo 26 tipologie di birra differenti, di cui 10 sono prodotte tutto l’anno, 6 sono prodotte conto terzi e le restanti sono birre speciali prodotte in differenti periodi dell’anno.

Al “Terra di Lavoro Birra Village” che tipo di birre presenterai e perché?

All’evento porteremo un nuovo impianto a 12 vie, le birre che porteremo all’evento saranno 12 tra le seguenti:

  1.  Soul Kiss – American Pale Ale: La nostra primogenita Senza Glutine;
  2.  Sunny Side – American IPA: La nostra birra più conosciuta
  3.  Sweet Earth- American Brown Ale;
  4.  Sempre Visa – Hoppy Pils
  5.  Route 148 – Blond Ale
  6.  Sour Cherry Side – Berliner Weisse con l’aggiunta di Visciole;
  7.  Sera Nera: Cascadian Dark Ale
  8.  Bear Away – California Common
  9.  The Truth: La nostra nuova American IPA
  10.  Abra Cadabra: Sessione IPA Juicy Version
  11.  Litor Ale: Oyster Stout
  12.  Six Heaven: American Coconut IPA
  13.  Sun Stroke : Double IPA.

Cosa ti ha spinto a partecipare a questa manifestazione?

Dopo il boom a Roma, il crescente sviluppo e crescita nel nord Italia, il movimento craftbeer sta prendendo piede finalmente anche al sud. L’evento mi è sembrato fin da subito ben organizzato e la nostra convinzione di voler appoggiare la crescita in questa parte di Italia, ci ha spinto ad accettare.

Hai in mente qualche creazione per il prossimo futuro che potresti rivelarci?

La The Trouth, un amaerica Ipa sarà una novità assoluta. Per dover di cronaca verrà presentata ufficialmente a Roma giovedì, non appena Luciano mi darà l’ok, potremmo spillarla anche noi a Caserta.

Cosa pensi del mondo birrario italiano e quali sono le prospettive per il futuro?

Il mondo birraio è in forte crescita e con esso la competitività, è necessario però che gli addetti ai lavori si rendano conto che la passione non basta, è necessaria esperienza e professionalità sia sul lato produzione che per quanto concerne l’aspetto amministrativo e gestionale. Altrimenti sarà duro resistere ai continui cambiamenti in corso.